2009 — 2016 / La vita condivisa
La loro storia
Sette anni di scelte quotidiane. Dal primo incontro a Monterotondo ai progetti di una casa e di una famiglia.
6 giugno 2009
Il giorno in cui si conobbero
Sabato 6 giugno 2009 Elia arrivò in ritardo alla festa di compleanno di Chiara De Santis, un’amica che conosceva da alcuni anni. Aveva finito il turno in un deposito di ricambi e si era cambiato nel bagno del locale. Marta era già lì: lei e Chiara erano amiche dai tempi delle medie e avevano anche lavorato insieme in una pizzeria.
Il primo scambio non ebbe nulla di speciale. Elia chiese se la sedia accanto a lei fosse libera. Marta gli rispose che poteva prenderla, ma che doveva prima spostare una borsa e due giacche che non erano sue. Durante la cena parlarono poco. Più tardi si ritrovarono fuori, lontani dalla musica, mentre aspettavano che il temporale estivo si attenuasse.
Marta raccontò che al bar in cui lavorava i turni stavano diminuendo e ricordò un precedente impiego in un negozio di abbigliamento, dove le ore dichiarate non corrispondevano a quelle reali. Elia disse che il suo contratto sarebbe scaduto alla fine del mese. Nessuno dei due cercò di presentarsi meglio di quanto si sentisse. Quella sincerità li fece ridere e rese la conversazione facile.
Prima di andare via, Elia le chiese il numero. Marta glielo scrisse sul retro di uno scontrino perché il telefono di lui aveva la batteria scarica. Elia conservò quello scontrino per anni, piegato dentro il portafoglio.
19 giugno 2009
Il primo appuntamento
Si videro di nuovo venerdì 19 giugno. Elia propose Roma, ma Marta aveva lavorato fino alle sette e non voleva affrontare il traffico. Si incontrarono quindi a Monterotondo, comprarono due pezzi di pizza e si sedettero su un muretto. Camminarono senza una destinazione precisa fino a quando i negozi cominciarono a chiudere.
Elia parlava poco di sé, ma faceva domande attente. Marta raccontava in modo diretto, interrompendosi spesso per correggere un dettaglio. Quella sera scoprirono di avere gusti diversi nella musica, lo stesso rapporto prudente con il denaro e un'identica insofferenza per chi arrivava sempre in ritardo. Elia, che al primo incontro era arrivato tardi, accettò la contraddizione.
Il loro primo bacio arrivò nel parcheggio, prima che Marta salisse in macchina. Nei giorni successivi continuarono a vedersi dopo il lavoro, spesso per meno di un'ora. Non avevano bisogno di organizzare grandi uscite. Il tempo insieme doveva adattarsi ai turni, ai mezzi e ai pochi soldi disponibili.
Estate 2009
L'estate del 2009
Quell'estate Elia rimase senza lavoro per cinque settimane. Evitava i posti costosi e si vergognava a dirlo apertamente. Marta lo capì quando lui rifiutò per la terza volta una cena con gli amici. Gli propose una giornata ad Amatrice, dove avrebbero potuto dormire nella casa dei nonni e portare il pranzo da casa.
Fu il primo viaggio che fecero insieme. Partirono presto con la vecchia utilitaria di Marta, una borsa termica e una macchina fotografica usa e getta. Elia conobbe nonna Bianca, che gli affidò subito una persiana che non si chiudeva bene. Lui la sistemò con gli attrezzi trovati in cantina. Marta lo fotografò in equilibrio su una sedia, con la nonna che gli dava istruzioni dal cortile.
Durante quella visita, Marta scoprì che poteva abitare di nuovo i luoghi dell’infanzia senza sentirsi soltanto dentro l’assenza di nonno Aldo, morto nel 2007.
Al ritorno, bloccati nel traffico, parlarono per la prima volta della possibilità che la relazione durasse. Non fecero promesse. Marta disse soltanto che non voleva una storia da riempire nei ritagli di tempo. Elia rispose che avrebbe voluto provare a costruire qualcosa, anche se in quel momento non sapeva offrirle stabilità.

Le famiglie
Conoscere le rispettive famiglie
La famiglia di Elia accolse Marta con semplicità. Teresa, la madre, lavorava nella mensa di una scuola e aveva l'abitudine di preparare porzioni troppo abbondanti. Franco, il padre, era meccanico e osservava più di quanto parlasse. Sara, la sorella minore di Elia, trattò Marta come una confidente quasi dal primo giorno.
A casa Bellini, Elia impiegò più tempo a sentirsi a proprio agio. Paolo, il padre di Marta, guidava autobus di linea e giudicava le persone dalla puntualità e dal modo in cui mantenevano una parola. Luciana, la madre, faceva lavori di sartoria da casa. Andrea, il fratello maggiore, proteggeva Marta senza essere invadente. Elia conquistò la loro fiducia presentandosi quando aveva detto che sarebbe arrivato e offrendo aiuto senza mettersi al centro.
Le due famiglie erano diverse nel modo di parlare, ma simili nelle abitudini. Nessuna delle due aveva disponibilità economiche ampie. Entrambe consideravano il lavoro una questione concreta, non un'identità da esibire. Nei pranzi comuni si discuteva spesso di contratti, orari e bollette.
2010 — 2012
Gli anni dei contratti brevi
Bianca, che aveva conosciuto Elia nell’estate del 2009, morì nella primavera del 2010. La sua perdita rese la casa di Amatrice più importante e più difficile da frequentare. Marta voleva tornarci, ma ogni stanza le ricordava una presenza precisa.
Tra il 2010 e il 2012 Elia cambiò tre impieghi. Lavorò in un’officina, tornò per qualche mese in un deposito di bevande e poi passò a un magazzino logistico. Accettava turni notturni e sostituzioni perché sperava che la disponibilità portasse a un contratto stabile. Ogni rinnovo sembrava avvicinarlo a quella possibilità, ma durava pochi mesi.
Marta alternò il lavoro in una pizzeria, alcuni mesi in un negozio e i turni in un bar vicino alla stazione di Monterotondo. Sapeva gestire il banco, ricordava le ordinazioni dei clienti abituali e manteneva la calma nelle ore più affollate. Il lavoro le piaceva quando poteva parlare con le persone. La stancavano invece l'incertezza degli orari e la difficoltà di programmare anche una semplice domenica.
La precarietà entrava nella relazione in modi piccoli. Rimandavano un acquisto, rinunciavano a un viaggio o cambiavano il giorno di una cena perché uno dei due era stato chiamato all'ultimo momento. Discutevano soprattutto quando Elia accettava turni senza consultare Marta. Lui temeva di perdere occasioni; lei temeva che tutta la loro vita dovesse restare subordinata alla disponibilità richiesta dai datori di lavoro.
Impararono a non trasformare ogni difficoltà economica in una prova del loro rapporto. Crearono un conto comune per le spese condivise e mantennero due piccoli conti personali. Una volta al mese controllavano insieme entrate e uscite. Marta annotava tutto con precisione. Elia tendeva a dimenticare i pagamenti in contanti e recuperava gli scontrini dalle tasche prima della loro riunione domestica.
Settembre 2011
La prima vacanza vera
Nel settembre 2011 riuscirono a partire per quattro giorni in Puglia. Viaggiarono fuori stagione, dormirono in una stanza presa in affitto e prepararono quasi tutti i pasti da soli. Fu la prima volta in cui non erano ospiti di parenti e non dovevano rientrare per un turno il giorno successivo.
Di quella vacanza restarono fotografie semplici: Marta seduta sul cofano dell'auto, Elia con un asciugamano sulle spalle, una tavola apparecchiata sul balcone e due biciclette noleggiate per poche ore. Anni dopo, quando parlavano di viaggi, continuavano a considerare quei quattro giorni come la misura di una vacanza riuscita.
2012 · Cercare casa
Andare a vivere insieme
All'inizio del 2012 cominciarono a cercare casa. Il loro budget escludeva quasi tutti gli appartamenti che piacevano a Marta. Ne visitarono undici. Alcuni erano troppo lontani dal lavoro, altri richiedevano garanzie che non possedevano. Trovarono infine un bilocale a Guidonia, al secondo piano di una palazzina senza ascensore.
Firmarono il contratto di affitto nell'ottobre 2012. Il deposito cauzionale assorbì quasi tutti i risparmi. I genitori regalarono loro una lavatrice usata, un tavolo e un servizio di piatti. Gli amici li aiutarono a trasportare un divano che non passava dalla porta e dovette essere sollevato dal balcone.
20 ottobre 2012
La prima casa insieme
Il 20 ottobre 2012 iniziò la loro convivenza a Guidonia. La casa aveva una camera piccola, una cucina stretta e una finestra del soggiorno che lasciava entrare aria. Per Elia e Marta rappresentava però il primo spazio scelto insieme. Dipinsero una parete, montarono mensole diverse tra loro e appesero nel corridoio le fotografie dei viaggi. La sera del trasloco mangiarono panini seduti sul pavimento perché il tavolo non era ancora arrivato.
La convivenza rivelò abitudini che durante il fidanzamento non si vedevano. Marta lasciava tazze in ogni stanza. Elia accumulava oggetti da riparare. Lei aveva bisogno di parlare subito dopo una discussione; lui si chiudeva per qualche ora. Impararono lentamente a riconoscere il momento in cui uno dei due non stava più difendendo un'opinione, ma soltanto la propria stanchezza.

Gennaio 2013
La proposta senza anello
Nel gennaio 2013 Elia ricevette un rinnovo di sei mesi. Non era la stabilità che aspettava, ma quella sera tornò a casa con una bottiglia di spumante economico e disse a Marta che non voleva rimandare il matrimonio fino a quando ogni problema fosse stato risolto. Non aveva comprato un anello. Aveva stampato il saldo del loro conto e preparato un calcolo realistico di quanto avrebbero potuto spendere.
Marta rise per la forma poco romantica della proposta e poi gli disse di sì. Scelsero insieme un anello semplice qualche settimana dopo. Decisero che non avrebbero chiesto alle famiglie di sostenere una festa costosa. Volevano un pranzo con le persone più vicine e una giornata che non lasciasse debiti.
14 settembre 2013
Il matrimonio
Elia e Marta si sposarono sabato 14 settembre 2013. La cerimonia civile si svolse a Monterotondo. Marta indossava un abito avorio dalle linee semplici, acquistato in saldo e modificato da sua madre. Elia aveva provato un completo blu scuro prestato dal cugino, poi ne aveva comprato uno simile con i risparmi di due mesi.
Al pranzo parteciparono quarantadue persone. Chiara, l'amica che li aveva fatti incontrare senza saperlo, sedeva vicino a Sara e Andrea. Non ci furono allestimenti elaborati. I tavoli portavano i nomi dei luoghi visitati insieme: Amatrice, Ostuni, Tivoli, Orvieto e il muretto di Monterotondo dove avevano trascorso il primo appuntamento.
Durante il discorso, Elia disse che Marta gli aveva insegnato a non vergognarsi delle partenze lente. Marta rispose che Elia non le aveva promesso una vita facile, ma una vita affrontata in due. Partirono due giorni dopo per tre notti sul lago Trasimeno. Fu il loro viaggio di nozze.
La quotidianità
La vita da sposati
Il matrimonio non cambiò l'organizzazione della loro vita, ma diede un nome più preciso al progetto che già condividevano. Divisero le faccende secondo gli orari, non secondo regole fisse. Elia cucinava quando rientrava per primo. Marta si occupava delle scadenze. La spesa grande si faceva il lunedì sera, quando il supermercato era più vuoto.
Avevano pochi rituali. Il venerdì, se Marta non lavorava la sera, compravano pizza e guardavano un film. La prima domenica libera del mese pranzavano alternativamente con una delle due famiglie. In primavera facevano almeno una gita senza prenotare nulla. Ogni anniversario di matrimonio tornavano a mangiare un pezzo di pizza sullo stesso muretto del primo appuntamento.
Non erano una coppia sempre d'accordo. Marta voleva decidere presto; Elia rimandava finché non aveva esaminato ogni possibilità. Lei considerava alcuni silenzi una forma di distanza. Lui viveva certe domande ripetute come mancanza di fiducia. Con il tempo capirono che il conflitto non chiedeva un vincitore. Chiedeva che entrambi restassero nella conversazione abbastanza a lungo da capire che cosa li aveva feriti.
Dopo il matrimonio
I lavori precari
Continuarono ad abitare nello stesso bilocale e a lavorare con contratti discontinui.
La loro quotidianità continuava ad adattarsi ai turni, ai rinnovi e alle entrate incerte. Anche il progetto di una casa doveva trovare spazio dentro questa realtà.
2014 — 2015
Il progetto della casa
Nel 2014 aprirono un conto destinato alla futura casa. Il primo versamento fu di cento euro. Nei mesi buoni aggiungevano qualcosa; in quelli difficili non aggiungevano nulla. Marta raccoglieva annunci immobiliari, soprattutto di piccoli appartamenti da ristrutturare. Elia calcolava quali lavori avrebbe potuto svolgere con suo padre e quali avrebbero richiesto un professionista.
Non cercavano una casa grande. Volevano due camere, un balcone e una cucina in cui potesse stare un tavolo vero. Marta insisteva sulla luce. Elia controllava il garage e lo spazio per gli attrezzi. Avevano individuato alcune zone tra Guidonia e Monterotondo per restare vicini a entrambe le famiglie.
Alla fine del 2015 avevano risparmiato meno di quanto speravano. Non lo considerarono un fallimento. Stabilirono una cifra mensile più bassa ma sostenibile e decisero che avrebbero ricominciato a visitare appartamenti nella primavera del 2017.
Primavera 2016
Il desiderio di un figlio
Il tema di un figlio comparve nelle loro conversazioni dopo il matrimonio. Marta ne desiderava uno, ma temeva di affrontare una gravidanza senza sapere quali entrate avrebbero avuto pochi mesi dopo. Elia condivideva il desiderio e la paura. Non voleva usare la precarietà come una ragione per rinunciare, ma neppure fingere che non avesse conseguenze.
Nella primavera del 2016 decisero di aspettare fino alla fine dell'anno. Se la situazione non fosse cambiata, avrebbero smesso di aspettare il contratto perfetto. Ne parlarono con pochissime persone. Non avevano preparato una stanza né scelto nomi. Era ancora un progetto privato, custodito tra loro.
Estate 2016
L'estate del 2016
L'estate iniziò con orari difficili. Elia lavorava spesso nel turno pomeridiano del magazzino di Settecamini. Il contratto sarebbe scaduto a ottobre e nessuno gli aveva dato indicazioni sul rinnovo. Marta copriva le ferie dei colleghi nel bar panetteria e iniziava alcune giornate prima delle sei.
Avevano rinunciato a una settimana al mare, ma riuscirono a ottenere gli stessi giorni liberi dal 22 al 24 agosto. Luciana, la madre di Marta, chiese loro di passare dalla casa di Amatrice. Dopo un temporale estivo era comparsa una macchia di umidità vicino alla finestra della camera e bisognava controllare il tetto prima dell'autunno.
Elia accettò volentieri. Avrebbe portato una cassetta degli attrezzi e verificato ciò che poteva. Marta telefonò alla zia Elena, che viveva in una frazione vicina, e promise di fermarsi a cena. Programmarono tre giorni semplici: lavori al mattino, passeggiate nel pomeriggio e tempo con i parenti. Sarebbero rientrati a Guidonia nel pomeriggio del 24 agosto.
22 agosto 2016
La partenza per Amatrice
Partirono da Guidonia dopo le nove, con una valigia, gli attrezzi e lenzuola pulite. Arrivarono poco dopo mezzogiorno nella casa appartenuta ai nonni di Marta.
23 agosto 2016
Un giorno normale
Lavori in casa, una scatola di fotografie ritrovata, una passeggiata e la cena dalla zia Elena. Pensavano di rientrare a Guidonia nel pomeriggio del giorno seguente.
24 agosto 2016 · 3:36
La notte
Il terremoto colpì il Centro Italia. Nel racconto, Elia e Marta morirono insieme nel crollo della casa in cui dormivano.
La storia di Elia e Marta non coincide con la notte in cui morirono.
L’ultimo viaggio e le ultime ore proseguono nella pagina dedicata, separati dal contesto storico reale e dalle sue fonti.
L’ultimo viaggio e il 24 agosto ↗Elia e Marta sono personaggi di fantasia. Il terremoto del 24 agosto 2016 è un evento storico reale.
Nota sul progetto