LA VITA PRIMA DELL’INCONTRO · 1986–2009
Elia, prima di Marta
Tivoli, Guidonia, una casa dove si imparava a riparare. La sua vita prima dell’incontro.
12 maggio 1986
Le origini
Elia Rinaldi nacque a Tivoli il 12 maggio 1986, primo figlio di Franco Rinaldi e Teresa Conti. La famiglia viveva a Guidonia Montecelio, in un appartamento vicino all'officina nella quale Franco lavorava come meccanico. Teresa, dopo alcuni impieghi saltuari, trovò lavoro nella mensa di una scuola primaria.
Quattro anni dopo nacque Sara. Elia accolse la sorella con curiosità e una gelosia breve, presto sostituita dal bisogno di proteggerla. I due crebbero condividendo una camera fino all'adolescenza. Sara era espansiva e veloce nelle decisioni. Elia osservava a lungo e parlava quando aveva già ordinato i pensieri.

Infanzia
Una casa dove si aggiustava tutto
In casa Rinaldi si buttava poco. Franco riparava elettrodomestici, biciclette e mobili; Teresa conservava avanzi di stoffa, barattoli e contenitori che potevano servire. Elia imparò presto a passare gli attrezzi al padre e poi a usarli. Non era sempre paziente, ma possedeva una buona memoria pratica. Dopo aver visto un procedimento una volta, riusciva quasi sempre a ripeterlo.
Da bambino smontava giocattoli rotti per capire come funzionassero. Alcuni tornavano a funzionare, altri restavano in pezzi. Franco non lo rimproverava se Elia sapeva spiegare che cosa aveva tentato. Quell'atteggiamento gli insegnò che un errore aveva valore quando lasciava una conoscenza precisa.
Gli anni della scuola
La scuola e il carattere
Elia frequentò le scuole a Guidonia. Alle elementari era diligente senza essere competitivo. Amava le attività manuali e la geometria; faticava a mantenere l'attenzione nei testi molto lunghi. Gli insegnanti lo descrivevano come tranquillo e disponibile. Non cercava il centro del gruppo, ma diventava spesso la persona chiamata quando bisognava risolvere un problema pratico.
Durante l'adolescenza divenne più riservato. Aveva pochi amici stretti, soprattutto Davide e Simone, conosciuti giocando a calcio nel campetto del quartiere. Non era particolarmente sportivo. Gli piaceva stare nel gruppo e partecipare, anche se spesso preferiva riparare la bicicletta di qualcuno piuttosto che giocare l'intera partita.
A quattordici anni scelse un istituto professionale a indirizzo meccanico. La decisione fu influenzata dal padre, ma non imposta. Elia desiderava imparare un mestiere e iniziare a guadagnare presto. Conseguì il diploma nel 2005, a diciannove anni.
2005 — 2007
Il primo lavoro
Dopo il diploma lavorò per alcuni mesi nell'officina di un conoscente di Franco. Si occupava soprattutto di pulizia, consegne e operazioni semplici. Era convinto che l'esperienza sarebbe diventata un'assunzione, ma l'officina ridusse il personale. Elia visse la fine di quell'impiego come una bocciatura personale, anche se non dipendeva dal suo lavoro.
Seguì un periodo di sostituzioni e piccoli incarichi. Consegnò ricambi, aiutò nel montaggio di scaffalature e lavorò in un gommista durante il cambio stagionale degli pneumatici. Portava a casa quasi tutto ciò che guadagnava. Teresa insisteva perché tenesse una parte per sé e aprì con lui un libretto di risparmio.
A ventun anni comprò una vecchia utilitaria. Non era bella e richiedeva manutenzione continua, ma gli consentiva di accettare lavori in zone non raggiungibili facilmente con i mezzi pubblici. Elia la considerava il primo oggetto davvero suo.
Le amicizie
Amicizie e tempo libero
Elia non aveva hobby costosi. Ascoltava musica in macchina, seguiva il calcio senza organizzare la settimana intorno alle partite e passava tempo con Davide e Simone. Le loro serate consistevano spesso in una pizza, un giro in auto o un tavolo all'aperto nei mesi estivi.
Aveva iniziato a fotografare con una piccola macchina digitale ricevuta per il diploma. Non studiava tecnica e non si definiva appassionato. Fotografava soprattutto persone distratte, mani al lavoro, strade viste dal finestrino e oggetti che gli sembravano costruiti bene. Molte immagini erano storte o poco illuminate, ma conservavano momenti che gli altri non avevano notato.
Con gli amici era affidabile e poco incline alle confessioni. Si presentava se qualcuno aveva bisogno di un passaggio o di una riparazione. Quando stava male tendeva invece a scomparire per qualche giorno. Davide gli rimproverava di offrire aiuto più facilmente di quanto sapesse chiederlo.

La famiglia
Il rapporto con Sara
Sara fu la persona che conobbe meglio le fragilità di Elia prima di Marta. Da adolescente gli chiedeva passaggi e coperture con i genitori. Lui protestava, poi la aiutava. Quando Sara iniziò l'università, Elia contribuì a comprarle un computer usato, che ripulì e sistemò personalmente.
Non parlavano ogni giorno, ma avevano un linguaggio fatto di battute e favori concreti. Sara capiva quando un silenzio di Elia nascondeva una preoccupazione. Fu lei, nella primavera del 2009, a dirgli che non poteva continuare a rimandare tutto finché non avesse avuto un lavoro sicuro. Pochi mesi dopo conobbe Marta.
Il suo modo di esserci
Elia non prometteva che avrebbe risolto tutto. Cominciava a cercare gli attrezzi.
Elia era paziente con le cose e meno paziente con se stesso. Parlava poco quando temeva di deludere qualcuno. Considerava il lavoro un dovere e la stabilità una forma di libertà. Non amava chiedere favori, ma rispondeva quasi sempre quando gli altri li chiedevano a lui.
Sapeva riparare una persiana, montare un mobile senza istruzioni e trovare il rumore sbagliato in un motore. Non sapeva rassicurare con grandi parole. Lo faceva arrivando, restando e occupandosi di ciò che serviva.
2008 — 6 giugno 2009
Il 2008 e la paura di restare fermo
Nel 2008 Elia lavorò per quasi un anno in un deposito di bevande. Il lavoro era pesante, ma gli orari regolari gli permisero di risparmiare. Quando il contratto finì, tornò a sentirsi sospeso. Vedeva alcuni coetanei trasferirsi, sposarsi o ottenere impieghi stabili. Lui viveva ancora con i genitori e non riusciva a immaginare quando avrebbe potuto permettersi una casa.
Non desiderava una carriera precisa. Cercava continuità, un reddito prevedibile e la possibilità di non dipendere dalla famiglia. La precarietà lo rendeva prudente fino all'immobilità. Rimandava acquisti, viaggi e relazioni perché pensava di dover prima sistemare il lavoro.
Nel maggio 2009 iniziò un contratto breve in un deposito di ricambi. Il 6 giugno, dopo il turno, accettò quasi controvoglia l'invito alla festa di Chiara. Quel giorno la sua biografia individuale incontrò quella di Marta.
Da qui, una storia in due.
Il primo incontro con Marta ↗Elia e Marta sono personaggi di fantasia. Il terremoto del 24 agosto 2016 è un evento storico reale.
Nota sul progetto